"Compattare il gruppo e vigilare sui  nuovi". A quanto si apprende da voci vicine a m5S è' quanto sta raccomandando in  queste ore Luigi Di Maio ai suoi, ovvero alla 'vecchia guardia'  grillina pronta a rientrare in Parlamento per il secondo mandato.  Domani l'incontro all'hotel Parco dei Principi di Roma, dove  confluiranno gli oltre 300 eletti nelle file del Movimento. Ai numeri  usciti dalle urne, che assicurano circa 340 parlamentari ai 5 Stelle,  vanno sottratti i 'ripudiati', ovvero coloro che viaggiano spediti  verso l'espulsione e che non sono stati raggiunti dalla mail di  convocazione all'appuntamento nel cuore del quartiere Parioli dove  farà capolino anche Davide Casaleggio.       

Si tratta dell'ex massone Catello Vitiello, il presidente del Potenza  Calcio Salvatore Caiata, l'ormai ex grillino Antonio Tasso, fuori dal  Movimento per un vecchio caso di cd taroccati taciuto ai vertici, ed  Emanuele Dessì, finito sotto accusa, tra le altre cose, per la casa  popolare pagata a un canone mensile di 7 euro.      

  A questi nomi si aggiungono quelli del caso 'rimborsopoli', ovvero  Andrea Cecconi, Maurizio Buccarella, Carlo Martelli, Silvia Benedetti. Mentre è ancora incerta la posizione di Giulia Sarti, al centro di una vicenda finita con una denuncia in Tribunale contro il suo ex,  accusato di aver barato con il suo conto corrente. Otto eletti in  meno, dunque, che fanno scendere il pallottoliere dei 5 Stelle a circa 330 seggi. Ma il timore più grande, e fondato a ben guardare la  passata legislatura, è che quei numeri possano presto assottigliarsi.       

Nella XVII Legislatura i 5 Stelle sono stati in assoluto quelli che hanno subito più cambi di casacca: 40 parlamentari in meno  -21 alla Camera e -19 al Senato- tra espulsioni a addii. Ora il timore è che l'incubo 'salasso' -soprattutto se Di Maio non dovesse centrare  l'obiettivo Palazzo Chigi- possa tornare a bussare alla porta dei neo  gruppi parlamentari.       

Da un lato, spiegano alcuni deputati della vecchia guardia, tra  alternanza di genere e risultati alle urne così alti, il Movimento ha  finito per 'imbarcare' anche nomi di persone poco conosciute nei  meet-up. Dall'altro c'è in molti una naturale diffidenza verso i 'big' schierati nei collegi uninominali che hanno vinto la sfida elettorale, assicurandosi un seggio in Parlamento: "Quando hai un passato  professionale di tutto rispetto - ragiona un deputato considerato un  dimaiano di ferro - è difficile sottostare a certe dinamiche,  soprattutto se a gestirle sono persone molto più giovani di te e con  meno esperienza".       

Altro aspetto da non sottovalutare, il malcontento di parte dei  'vecchi' che brucia sotto la cenere. E che rischia di far divampare un incendio se non si dovesse realizzare il sogno di un governo 5 Stelle. Ad alimentarlo, anche la delusione per le caselle dell'esecutivo  grillino presentato prima delle elezioni e dove nessuno dei vecchi  eletti -fatta eccezione dei fedelissimi Alfonso Bonafede e Riccardo  Fraccaro- hanno trovato dimora. "Bisogna tenere a mente che col  secondo mandato, per le regole grilline, finisce la corsa in  Parlamento - dice un senatore - e come diceva Andreotti: 'a pensar  male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca'".

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