"Se non affrontiamo le paure e i bisogni  dei nostri concittadini, come sinistra resteremo al 15%. Ci sarà pure  una via di mezzo tra Salvini che dice 'chiudiamo i porti' e la  sinistra che per anni ha detto 'siamo tutti fratelli'". Così il  sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in una intervista a 'Il Fatto  Quotidiano', interviene sulla questione di migranti, evidenziando che  "quelli che arrivano dall' Africa partono da un 'tessuto' diverso dal  nostro. Se non integrati, hanno più facilità a ritrovarsi per strada e quindi a delinquere. Io non ho tessere di partito, ho 60 anni e non  devo fare carriera. Da cattolico, la solidarietà e l' accoglienza sono parte del mio vissuto". Quel che è certo, secondo il primo cittadino  di Milano, è che "serve un piano nazionale per l' integrazione,  servono fondi e impegno".      

  "C'è ancora tanto lavoro nel nostro Paese. Ma certi mestieri - tiene a sottolineare Sala in un passaggio dell'intervista - i nostri figli non vogliono farli. A Milano il 19% dei residenti è di origine straniera.  Senza gli immigrati la città si ferma. Il 30-40 per cento dei bar sono gestiti dai cinesi, la metà delle pizzerie dagli egiziani, per non  parlare delle badanti. In Lombardia gli imprenditori extracomunitari  sono 114 mila. Bisogna, lo dico da manager, connettere domanda e  offerta. Non possiamo per anni solo parcheggiare chi arriva e spendere soldi, e basta. Salvini dice 'riporto 600 mila immigrati a casa loro': in media rimpatriamo 20 mila persone all' anno. Quando iniziamo -  domanda - a chiedere conto di tutte queste balle?".  

- E se da una parte Sala riconosce che "Salvini sa parlare a chi cerca sicurezza. È micidiale: è bravo in questo - dice - c' è  poco da fare", non ci sta alle critiche sulle periferie abbandonate:  "non è vero che a Milano siamo forti solo in centro. Il mio gradimento è al 60%". Certamente, il vicepremier e ministro dell'Interno "mette  in difficoltà Di Maio e i 5stelle perché sembra più concreto. Ma  quando festeggia per la vittoria di Bolsonaro in Brasile, mi  spaventa".       

Per quanto riguarda il Pd, evidenzia Sala, al partito "manca prima di  tutto un leader. Renzi un tentativo lo aveva fatto, salvo poi  circondarsi di quattro fedelissimi. Il potere va diviso". Ora "il Pd  non può ripartire da persone della mia età. In confronto a M5S e Lega, noi non siamo giovani e abbiamo facce usurate. Nando Pagnoncelli mi ha detto: 'Pensa alle ultime foto della campagna elettorale: Salvini era  in piazza Duomo col rosario in mano; i grillini con i loro ministri,  per dare l' idea di essere pronti a governare; la foto del Pd era la  manifestazione antifascista a Macerata'. Lo dico da antifascista: è un errore - chiosa - usare l'antifascismo come simbolo della nostra  esistenza politica". Per il sindaco di Milano ora il pd dovrebbe  "presentarsi con il simbolo e il nome del Pd, perché piaccia o meno ha un senso; parlare di contenuti e temi contemporanei; fare liste con  facce e logiche davvero nuove".

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