Soltanto pochi mesi dopo il referendum sul  divorzio, che aveva lacerato partiti e società, le stesse forze  politiche seppero trovare in Parlamento "un compromesso alto",  riuscendo ad approvare la riforma del diritto di famiglia. Un esempio  che, mutatis mutandis, può essere trasferito alla situazione politica  attuale, con nessuno degli schieramenti in campo in grado di esprimere una maggioranza di governo, dopo un'accesa campagna elettorale giocata a suon di invettive e colpi bassi. Il Presidente della Repubblica,  Sergio Mattarella, coglie l'occasione della prima uscita pubblica dopo le elezioni, la cerimonia al Quirinale per la Giornata internazionale  della donna, per invitare le forze politiche ad un'assunzione di  responsabilità, rispetto alla crisi politica che andrà affrontata  nelle prossime settimane.       

"Nel 1975, appena un anno dopo lo scontro referendario sul divorzio",  ricorda il Capo dello Stato, donne di schieramenti e culture politiche diverse come Maria Eletta Martini, Nilde Iotti, Franca Falcucci,  Giglia Tedesco Tatò, seppero "tenere ben in vista gli interessi  generali, anche quando le dinamiche dei partiti inducevano alla  contrapposizione e al conflitto". Così "in Parlamento vi fu la  capacità di raggiungere un compromesso alto, su materia fondamentale", la riforma del diritto di famiglia, "con una normativa di grande  valore e qualità".       

"Un grande merito storico, una lezione repubblicana" da tenere bene a  mente nell'attuale fase politica, avverte Mattarella. "Abbiamo ancora  -e questo vale per tutti- avremo sempre bisogno di questa attitudine;  del senso di responsabilità di saper collocare al centro l'interesse  generale del Paese e dei suoi cittadini".    

- Il Capo dello Stato naturalmente fa attenzione ad  evitare ogni invasione di campo e non intende discostarsi dal metodo  che seguirà nelle prossime settimane, quando, insediatosi il  Parlamento, sarà chiamato a sbrogliare la matassa di una crisi che si  annuncia tra le più complicate della storia repubblicana.       

Nessuna soluzione precostituita da indicare alle forze politiche, che  tuttavia già da adesso vengono invitate ad anteporre ai conflitti e  alle contrapposizioni interne e tra gli schieramenti, l'interesse  generale del Paese. Orientandosi con questa bussola, dopo il  necessario confronto, dovranno esse indicare al Presidente della  Repubblica nomi a cui poter affidare l'incarico di formare il nuovo  governo, con la reale possibilità di coagulare una maggioranza  parlamentare.       

Un percorso che si annuncia lungo e complesso, tanto da poter  escludere già da adesso un immediato ritorno alle urne, prima  dell'estate. Votare ad esempio il 24 giugno, ultima domenica utile a  meno di non immaginare urne aperte a luglio o ad agosto,  significherebbe infatti decretare già ai primi di maggio  l'impossibilità di formare un nuovo governo.   

- D'altra parte, anche le soluzioni di maggioranze  parlamentari che si profilano in queste ore e che potrebbero  delinearsi nelle prossime settimane, non sono praticabili così  facilmente sia sul piano politico che numerico.       

Ad esempio, un ipotetico esecutivo del Movimento 5 stelle, con  un'astensione del Pd, al netto delle reazioni che potrebbe determinare all'interno della galassia democratica, si scontrerebbe comunque con i numeri più forti sui quali a Senato e Camera può contare il  centrodestra. Allo stesso tempo, senza l'apporto di Fratelli d'Italia, non riuscirebbe ad avere i numeri necessari un governo M5S-Lega.      

Solo alcune delle variabili sulle quali ci si esercita in queste ore e che torneranno continuamente sul tavolo e che troveranno un primo e  difficile banco di prova in occasione dell'insediamento delle Camere e dell'elezione dei rispettivi presidenti.    

Tempi lunghi, quindi, ai quali già da adesso si  preparano al Quirinale, con il lavoro dei vari sherpa già iniziato,  per capire gli sviluppi di una situazione alquanto fluida, che passerà attraverso diversi passaggi fondamentali, a partire dalla riunione  della Direzione del Pd in programma lunedì prossimo.       

Nessuna interferenza perciò dal Capo dello Stato in attesa che il  confronto nei e tra i partiti vada avanti per ricercare soluzioni in  grado di dare un nuovo governo al Paese, senza tuttavia assecondare  accelerazioni o scossoni, finalizzati magari ad ottenere un rapido  ritorno alle urne per una resa dei conti definitiva.       

Le parole pronunciate questa mattina da Mattarella sono  inequivocabili: "Abbiamo ancora -e questo vale per tutti- avremo  sempre bisogno del senso di responsabilità di saper collocare al  centro l'interesse generale del Paese e dei suoi cittadini". Un  interesse che naturalmente deve tener conto della situazione economica e sociale, italiana ma anche internazionale. Con il governo guidato da Paolo Gentiloni che nel frattempo continuerà la sua azione, entro i  confini politici e costituzionali che è possibile disegnare  nell'attuale situazione.     

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