''Le ultime rilevazioni Istat ci  dicono che il Paese si è fermato, abbiamo una non crescita del Pil  dovuta anche al netto calo degli investimenti. Soprattutto di quelli  delle imprese private che hanno deciso di stare ferme in attesa di  capire ciò che accadrà nei prossimi mesi. Anche la Toscana sta pagando questa incertezza e chi pensa di tenere in piedi la domanda e quindi  l'occupazione basandosi solo sull'export sta prendendo in giro tutti i toscani. Va dato un segnale netto e inequivocabile da parte  dell'investitore pubblico. C'è da rimettere in moto la macchina e può  farlo solo lo Stato togliendo veti alle opere pubbliche''. Così il  presidente delle Acli della Toscana, Giacomo Martelli, spiega la  preoccupazione sul futuro prossimo dell'economia regionale.       

''Tutte le analisi ci dicono che dopo la grave crisi del 2007-08 la  Toscana ha, faticosamente, rialzato la testa- spiega Martelli -, ma  che la distanza con i ritmi di sviluppo e di reddito di dieci anni fa  è ancora molto elevata e che soprattutto s'è allargata la forbice fra  chi ha tanto e chi ha poco sia a livello di popolazione, perché sono  aumentate la famiglie povere e vicine alla povertà, che geografica fra l'area centrale della Regione in crescita e la costa in grave crisi".       

"Quindi servono certamente risposte immediate contro il disagio  economico e sociale, ma nella consapevolezza che si tratta di misure  tampone necessarie, urgenti ma non sufficienti - aggiunge Martelli -  Per dare risposte strutturali servono investimenti e visto che quelli  privati ora sono fermi, serve che quelli pubblici non rimangano chiusi in qualche cassetto''.  

''Sono anni che discutiamo di Tirrenica, di stazione  Foster per i Tav, di raddoppio della Autostrada Firenze Mare, di  superamento del binario unico fra Firenze e Lucca e fra Firenze e  Siena - aggiunge Martelli - . Oggi che le decisioni sono state prese,  che i progetti sono stati elaborati, che le intese fra Governo  centrale e istituzioni locali sono state firmate e ratificate, non  possiamo permetterci di rimettere tutto in discussione''.       

''Soprattutto le istituzioni pubbliche non possono permettersi di  bloccare miliardi di investimenti che hanno il doppio valore da una  parte di creare direttamente e immediatamente occupazione e dall'altra di rendere più funzionale e quindi attraente per nuovi investitori la  nostra regione e così aiutare indirettamente la nascita di nuovi posti di lavoro. Perché è solo aiutando la crescita occupazionale che  possiamo dare risposte concrete a chi oggi è rimasto indietro'',  conclude Martelli.   

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