Matteo Renzi lascia ai suoi il commento  sulle amministrative. Una tornata elettorale non esaltante ma che i  dem rivendicano come soddisfacente. Anche per il flop dei 5 Stelle.  Quanto ai risultati dei candidati sostenuti dal Pd, solo Palermo e  Cuneo passano al primo turno. Il resto dei capoluoghi (tranne Verona e Belluno in cui i democratici sono fuori dai giochi) verrà deciso al  ballottaggio tra 15 giorni. La partita non è semplice. E il  segretario, a quanto viene riferito, non si impegnerà in modo  'classico'.      

  "La campagna elettorale ormai non è fatta solo di comizi... Dai una  mano ai tuoi candidati più con le misure contro la povertà che andando in piazza. E' servito il comizio di Grillo a Genova?", dicono in  ambienti dem. Del resto è stato lo stesso Renzi oggi a spiegarlo via  Facebook: "Il giorno dopo delle elezioni solitamente si fanno tante  analisi, chiacchiere e discussioni, come è persino naturale. Noi oggi  abbiamo fatto una scelta diversa. Con il presidente del Lazio Nicola  Zingaretti abbiamo preso una macchina e siamo saliti a Accumuli e  Amatrice per fare il punto sui cantieri. Senza dirlo ai giornali,  senza dirlo a nessuno".       

Il leader Pd sembra riprendere il passo delle settimane scorse. I  blitz a sorpresa, i temi concreti, la presa di distanza dal  'politichese'. Si torna a prima che il patto a 4 sulla legge  elettorale rendesse verosimile l'ipotesi del voto anticipato a  settembre. Traguardo sfumato. "Si vota nel 2018", ribadiva anche oggi  alla Camera il capogruppo Ettore Rosato. La legge elettorale torna  quindi in stand by e l'attenzione ora è per la tenuta della  maggioranza nei prossimi passaggi parlamentari con il ddl penale alla  Camera e il Senato che torna centrale con la manovrina, lo ius soli e  il biotestamento.       

Dopo la rottura del patto a 4 sul tedesco, domani si  riunirà l'ufficio di presidenza della commissione Affari  costituzionale dove il Pd con Emanuele Fiano esprime ancora il  relatore del provvedimento. "Ma non è che dopo quello che è accaduto  si potrà ricominciare come se nulla fosse successo...". Per i dem il  tedesco è morto e, al momento, non ci sono strade nuove da percorrere. L'impressione a Montecitorio è che di legge elettorale se ne tornerà a parlare a scadenza di legislatura con un decreto che armonizzi i due  sistemi usciti dalla Consulta.       

"Hanno detto no al maggioritario, hanno detto no al proporzionale. La  fantasia ha un limite...", sottolinea Rosato. Insomma, si prenderà  tempo in attesa che la capigruppo della Camera indichi una nuova data  per l'approdo in aula del provvedimento. E poi si vedrà.       

E comunque, si spiega, il voto delle amministrative dove sono state  premiate le coalizioni, di centrodestra e di centrosinistra, a scapito dei 5 Stelle, non cambia le cose. Per il Pd, al momento, non c'è  alcuna conseguenza diretta tra il voto amministrativo e una legge  elettorale con premio alla coalizione. Almeno per la maggioranza dem.  Sia Andrea Orlando che Michele Emiliano invece sono di tutt'altro  avviso.      

Dice Orlando: "Questo voto dice che è ragionevole  riflettere sulla reintroduzione di forme di premio di maggioranza. E'  ragionevole perché noi abbiamo visto che in Italia esistono non solo i partiti ma anche campi di forze, coalizioni, che nel loro insieme sono in grado di esprimere progetti politici".       

Ma una proposta di questo genere non è all'ordine del giorno per i  renziani. Mentre resta in piedi il dialogo con Giuliano Pisapia. "Per  noi Giuliano è un interlocutore privilegiato e naturale", dice Rosato. E i dem danno per scontato il via libera dell'ex-sindaco di Milano se  si andrà al voto con il Consultellum che prevede una soglia dell'8 per cento al Senato per chi non è in coalizione.       

Ma Pisapia potrebbe portarsi dietro anche i fuoriusciti dem. I  demoprogressisti del resto vanno avanti nella tessitura di un soggetto a sinistra del Pd. "Noi andiamo avanti -dice Davide Zoggia- e il primo luglio saremo alla manifestazione organizzata da Pisapia a Roma". A  piazza Santi Apostoli, probabilmente. "Vediamo poi che succede. Se  Renzi vuole davvero una coalizione di centrosinistra, non basta  qualche dichiarazione buttata là dopo la sventola che ha preso alla  Camera sulla legge elettorale. Non dimentichiamoci che Renzi ha fatto  votare in Direzione il patto con Berlusconi...".    

 

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