Il caso Sboarina non finisce qui. C'è  malumore dentro Forza Italia, non solo a livello locale, per il  "metodo" che ha portato alla scelta del candidato sindaco di Verona.  ''E' una decisione calata dall'alto, che favorisce solo la Lega'',  spiegano i fedelissimi del deputato veneto Alberto Giorgetti, il primo a protestare contro la discesa in campo del presidente del movimento  'Battiti', Federico Sboarina, annunciata dal commissario veneto  forzista Adriano Paroli, di comune accordo con Lega e Fdi.       

Della vicenda si è parlato alla riunione del tavolo nazionale di  centrodestra sul nodo delle alleanze, presieduto da Altero Matteoli,  tenutasi oggi a palazzo Madama, che conferma  i  maldipancia: ''La partita su Verona è chiusa, ma c'è molto, molto  nervosismo, sia da Forza Italia, che da una parte della Lega...".       

All'incontro erano presenti, tra gli altri, il capogruppo al Senato di Fi, Paolo Romani, l'ex ministro della Difesa e fondatore di Fdi,  Ignazio La Russa; il leghista Giancarlo Giorgetti, considerato il  regista dell'operazione Sboarina insieme agli azzurri Niccolò Ghedini  e Aldo Brancher, con l'ok di Silvio Berlusconi.      

Durante il summit sarebbero emersi i malumori di Fi e di una parte del Carroccio per la candidatura di Sboarina, causa di nuove profonde divisioni nel centrodestra. Da qui la decisione di non  lasciar nulla di intentato per scongiurare altri 'precedenti  pericolosi' dopo il caso Verona in vista della definizione delle liste per le amministrative.       

Difficilmente, infatti, raccontano, i maldipancia porteranno a  'ribaltare' la scelta ormai presa, ma di certo, fanno riemergere  vecchi rancori mai sopiti e nuove tensioni sia dentro il corpaccione  di Fi, che all'interno dell'inner circle di Matteo Salvini.          

 

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