Alla fine Giuliano Pisapia ha deciso. Non  il Pd, nè la lista di Piero Grasso. L'ex-sindaco di Milano si tira  fuori, preso atto che il tentativo di costruire "un centrosinistra  grande e diverso" è "fallito" e che, con lo Ius Soli messo su un  binario morto, è "impossibile proseguire nel confronto con il Pd". La  decisione, in una riunione oggi a Roma, nella quale "abbiamo messo in  fila quello che è accaduto negli ultimi giorni, che il Pd ci stava  portando in giro senza arrivare a nulla e quindi, basta così",  riferisce chi era all'incontro.       

Che succede ora a Campo progressista? Pisapia, in una nota nella serata di ieri,  ha specificato che l'esperienza di questi mesi non finisce, lasciando  intendere anche la ripresa di un impegno personale dopo le elezioni.  "Il mio tentativo non è riuscito, ma non sono venute meno le ragioni  che lo hanno ispirato. Temo i rischi fortissimi di un Paese nelle mani delle destre o dei populisti e ora c'è solo da sperare che le forze  progressiste si ritrovino almeno dopo le elezioni. Io, come sempre,  senza ambizioni personali, lavorerò per questo. Sperando che non sia  troppo tardi".       

Di fatto, però, da qui alle elezioni chi, insieme a Pisapia, ha  animato Campo progressista sta riflettendo sul da farsi. E le  sensibilità sono diverse. Se Bruno Tabacci viene dato nella lista  centrista della coalizione Pd, l'ex-Sel Michele Ragosta sta invece  guardando alla lista di Socialisti e Verdi. Altri ex-Sel, come Michele Piras, potrebbero invece approdare a 'Liberi e Uguali'. Come Laura  Boldrini, che da Mdp viene data in arrivo nella lista con Grasso.  Altri ancora come Ciccio Ferrara e Marco Furfaro per il momento non si esprimono. "Non abbiamo mai fatto una questione di seggi e non la  faremo ora", dice Furfaro.  

Del resto l'eventuale approdo degli ex-Sel a 'Liberi e  Uguali' non viene vissuto allo stesso modo tra i tre fondatori della  lista. Pippo Civati spalanca le porte a Pisapia. "Spero che Grasso  chiami Giuliano", dice ai cronisti. In Mdp si mantiene un profilo  basso. "Non ci mettiamo a esultare e dire 'visto, avevamo ragione  noi'. Rispettiamo le loro scelte, quelle di oggi e quelle che  faranno".       

E in serata Pier Luigi Bersani a Radio radicale osserva: "Siamo in una fase di movimento, di passaggio , mi pare che cadano delle ipotesi che forse avevano già in partenza dei problemi difficilmente superabili.  Comunque io posso solo esprimere grande rispetto per le decisioni di  ciascuno, noi abbiamo preso una strada chiara, per tempo, ci teniamo  molto aperti". Anche a Pisapia? "Assolutamente sì".       

Dalle parti di Nicola Fratoianni, però, le cose stanno in modo diverso e di riaccogliere i 'compagni' che se ne erano andati con Pisapia, non se ne parla: "Ci hanno fatto la guerra per un anno e ora tornano col  piattino in mano? Ma non esiste...".

Avanti con il progetto di coalizione di  centrosinistra. Matteo Renzi non si scoraggia, dopo il doppio colpo  subito ieri dal Pd. Giuliano Pisapia ha gettato la spugna: per il  leader di Cp, dopo lo slittamento dello ius soli, non ci sono più le  condizioni per l'alleanza con i dem. Di altro stampo, invece, il no di Angelino Alfano, che ha annunciato la sua intenzione a non  ricandidarsi alle prossime elezioni.       

I dem hanno incassato con apparente freddezza: "In parte era  annunciato", provavano a minimizzare i renziani in Transatlantico. Ma  il colpo, specie dopo gli ultimi sforzi al Senato sul biotestamento,  ha lasciato il segno. Così, è stato lo stesso leader dem a scendere in campo in prima persona. Dal viaggio in Sicilia, ultima tappa di  'Destinazione Italia', Renzi si è informato della situazione ed ha  iniziato a tempestare di sms i 'pisapiani', uno a uno. "Ma Ciccio va  con gli altri?", ha scritto nel tardo pomeriggio a un deputato ex Sel.       

Morale, nel pomeriggio fonti del Nazareno hanno fatto sapere che "con  il Pd ci sarà sicuramente una lista di sinistra con ex Sel come  Massimo Zedda, Massimo Smeriglio, Luciano Uras, Michele Ragosta e  Dario Stefano e una lista centrista con Pier Ferdinando Casini e  Beatrice Lorenzin". Con Emma Bonino e +Europa, invece, dialogo aperto  nel tentativo di chiudere un accordo. L'obiettivo resta sempre lo  stesso, come ha spiegato Maria Elena Boschi: "Ci presenteremo in tutti i collegi e supereremo il 30% in tutti i collegi".       

Il 'niet' di Pisapia ha però lasciato scoperto il Pd sul fianco sinistro. E infatti l'esito del 'balletto' ingaggiato con l'ex  sindaco di Milano negli ultimi mesi ha lasciato qualche strascico  polemico nel Pd. "Rispetto per la scelta di Pisapia. Non si usi  l'argomento ius soli contro l'unico partito che lo ius soli lo vuole", ha detto in serata il portavoce Matteo Richetti.      

  Ma è soprattutto la sinistra interna al partito a rumoreggiare. Andrea Orlando non ha aperto formalmente fronti polemici, ma dalla sua area è trapelata una prima valutazione in senso fortemente negativo: "Altro  che prateria, davanti a noi si apre un burrone. La casa comune rischia di dissolversi, urge una riflessione". Per non restare vittima del  Rosatellum, che impone la coalizione, i dem si affidano quindi a  Casini e Lorenzin (che trascinerebbe una parte di Ap) e a qualche  (ormai) ex Cp come Bruno Tabacci al centro.      

  A sinistra i dem continuano a lavorare con il Psi di Riccardo Nencini, che con Angelo Bonelli oggi hanno avviato concretamente il lavoro  comune, in una lista in cui dovrebbero trovare spazio gli ex Scelta  civica Valentina Vezzali, Angelo D'Agostino e Ernesto Auci, che hanno  fondato Civici europei. Al Nazareno restano, poi, in attesa di un  cenno di Romano Prodi. Che potrebbe concretizzarsi nel via libera ad  un gruppo di prodiani, guidati da Giulio Santagata, a partecipare alla coalizione del Pd. Un progetto cui l'ex ministro di Prodi stava  lavorando insieme a Giuliano Pisapia fino alla frattura di qualche  giorno fa.