di B.P. - “Candidature di alto profilo, in coerenza con i criteri di onestà, competenza, concretezza, esperienza” sono state le linee guida messe nero su bianco nella scelta dei candidati di Noi con l’Italia. E, adesso, per  Regione Lombardia è in corsa Luca Carleo. Il suo leit motiv è “No slogan! Sentire la gente, lavorare per la gente”. Che, tra l’altro, sintetizza il suo curriculum: “Nato a Milano nel 1981. Ha sempre lavorato, anche quando studiava: infatti,  fin dai tempi delle scuole medie, ha aiutato con il lavoro la famiglia che viveva nel popolare quartiere di Corvetto. Nel 2010 apre il primo ristorante. Oggi, Luca Carleo è azionista di maggioranza di una società per azioni che compra licenze in fallimento, rilanciandole sul mercato, attraverso la formula di affitto di ramo d’azienda con riscatto”.

Perché ha scelto di candidarsi?

“Conosco il sistema delle imprese, le difficoltà per andare avanti e conosco, purtroppo, anche i problemi di chi, giorno dopo giorno, tenta di sbarcare il lunario e di mettere sulla tavola  sia la colazione sia la cena. A 13 anni aiutavo la mia famiglia a far quadrare il bilancio, primo lavoro? A pelare patate in un ristorante. Faticoso, davvero pesante lavorare e studiare ma oggi sono qui e voglio restituire quello che la vita mi ha dato. Ecco il mio impegno, ecco perché voglio essere il portavoce di chi non ha voce in Regione Lombardia. E’ un dovere morale. Continuerò a occuparmi di ciò di cui mi sono sempre occupato nella certezza che sia possibile fare al Pirellone quanto sono già riuscito a fare nella mia vita professionale. Posso dire che non di rado ho saputo migliorare anche le situazioni più critiche che, oggi, sono viste come una buona pratica da seguire.  Come dire: il successo ottenuto con  queste modalità di approccio, il contributo messo a disposizione sempre con l’intento di migliorare mi piacerebbe portarlo anche tra i banchi della Regione. Una sfida da vincere. Questo è il mio principale obiettivo. C’è poi anche una specie di patriottismo ,per usare un termine antico. Da eletto interpreterò la mia nuova funzione come ho fatto finora con la professione: lavorando al massimo e studiando il più possibile”

Ci racconta questa campagna elettorale dall’interno? La sua prima impressione?

“Che sia davvero povera. E’ incredibile notare quanti pochi mezzi abbiano a disposizione i partiti. La prima cosa che mi ha colpito è quanto poco ci sia di sistema politico a garantire la campagna elettorale dei singoli candidati”.

Questa, d’altronde, dopo decenni è anche la prima campagna elettorale che si svolge senza il finanziamento pubblico dei partiti.

“Ci sono pochi soldi, il che non è un bene obiettivamente perché, fuor di demagogia, la politica è una cosa seria. La politica siamo noi. I partiti sono lo strumento attraverso cui si fa politica e  si selezionano le élite del domani. Affamare i partiti vuol dire affamare la politica e, quindi, il Paese. Non è un modo molto lungimirante di procedere a mio avviso. Si strappa l’applauso nel presente ma si creano le condizioni per problemi crescenti nel futuro.

Contrario all’abolizione del finanziamento pubblico?

“Sarei anche a favore di una totale privatizzazione dei costi dei partiti ma occorre che vi sia una cultura coerente con questo obiettivo: la verità è che noi italiani non ce l’abbiamo. Da noi il denaro è ancora lo sterco del demonio. Un gruppo industriale o un imprenditore che finanzia un partito viene guardato con sospetto. Occorrerebbe una profonda rivoluzione culturale. Guardi il sistema delle lobby: da noi è quasi una parolaccia mentre in altre parti del mondo hanno un ruolo importante e soprattutto riconosciuto”.

Uno dei temi caldi di questa campagna sono le tasse

“L’Italia ha una pressione fiscale troppo alta.  Le tasse devono essere giuste. Ridurle alle imprese si traduce in maggiori investimenti e più occupazione e tagliare la pressione sulle famiglie significa  riduzione maggiori consumi. Rivoluzione copernicana?  Flax tax, aliquota unica al 20 per cento… noi piccoli imprenditori siamo abituati a lavorare sui numeri, a dare una risposta reale,  a far accadere le cose e, mi creda, in questa partita io sono al servizio per rendere concreta questa impostazione. Ma vorrei aggiungere un dettaglio…”

Prego.

“La linea è una sola: meno tasse, più crescita, più lavoro e più risorse per aiutare chi resta indietro. Non dimentichiamoci degli italiani che sopravvivono sotto la soglia di povertà, che reclamano un lavoro per la loro dignità. E non dimentichiamo che se l’economia cresce riducendo la pressione fiscale la  ricchezza la si può distribuire meglio, altrimenti fai solo debiti che scarichi sulle generazioni future.  Non dimentichiamo che ancora oggi il titolo più commercializzato è la cambiale: cioè, questo Paese sopravvive sulle cambiali, che le imprese – quelle piccole – navigano sui postdadati, giocando sui giorni dell’incasso. Insomma, c’è bisogno di un sostegno concreto. Come concreta dev’essere la risposta ad una coppia di giovani che è il lavoro; per una coppia di anziani le bollette, il cibo, i medicinali, la sicurezza; per una famiglia con figli, oltre al lavoro, c’è il problema dei carichi familiari; se ci sono anziani in casa o portatori di handicap la povertà è la non assistenza. Poi c’è la famiglia che non lo è più nel senso tradizionale, con uno dei coniugi che, da solo, separato o divorziato, ha figli o magari un anziano da accudire. Il soggetto è comunque sempre la famiglia, con i suoi diversi bisogni legati al ciclo della vita, o a differenti situazioni sociali. E, allora, ecco gli interventi per la famiglia  che non sono solo strettamente economici ma  che prevedono una stretta collaborazione fra pubblico, privato e privato sociale con  il supporto delle reti di volontariato”.

Ma si sente pronto a coniugare impresa, famiglia con l’impegno politico

“Come dicono i miei amici, io ci sono sempre e da sempre rispondo a tutti e sanno che mantengono la parola data. Anzi, a casa, mia moglie scherzando dice che come lavoro faccio il centralinista… be’, credo sia un bel complimento perché mi  vedo come un uomo al servizio della squadra che questa Regione la cambierà davvero".

 

 

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