Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda "gioisce" per il via libera all'acquisizione dell'Ilva  da parte di ArcelorMittal, "ma forse non ha capito o fa finta di  capire: nel suo comunicato, Bruxelles dà uno schiaffo sonoro al  governo di cui il ministro fa parte e che continua a cincischiare sul  risanamento ambientale, nonostante gli impegni presi più di due anni  fa". Lo afferma Rosa D'Amato, eurodeputata del Movimento 5 Stelle.       

"La salute dei cittadini - continua l'eurodeputata - non è subordinata alla vendita: Bruxelles prenda seri provvedimenti su questo punto. E'  inaccettabile questo gioco al massacro sulla pelle dei tarantini. Noi  restiamo della convinzione che l'Ilva vada chiusa e che le risorse per la città siano indirizzate a una grande opera di riconversione  industriale, con precisi impegni per il sostegno e la formazione dei  lavoratori".       

"La decisione della Commissione Ue - aggiunge - può far esultare solo  il ministro Calenda, ma non di certo i tarantini. La vendita è  subordinata a un'ampia gamma di cessioni in mezza Europa e i tempi si  preannunciano lunghi, perché ogni Stato farà pressioni per impedire la chiusura del proprio stabilimento". In realtà, il via libera  all'operazione prevede cessioni di stabilimenti da parte di  ArcelorMittal, ma non chiusure: anzi, la Commissione si riserva di  valutare la solidità del compratore, dato che imporre la cessione di  uno stabilimento per poi chiuderlo non avrebbe senso, ai fini della  tutela della concorrenza, perché verrebbe meno la pressione  concorrenziale che la cessione imposta mira a ristabilire. I tempi,  conclude la D'Amato, "non devono in nessun modo riguardare le  bonifiche".   

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