"La nemesi del giustizialismo non appaga  chi crede allo stato di diritto". Lo sottolineano i penalisti in una  nota dell'Osservatorio sull'informazione giudiziaria in risposta alla  lettera-denuncia presentata all'Ordine nazionale dei giornalisti dal  vice presidente della Camera ed esponente del M5S Luigi Di Maio nella  quale pubblica una lista nera di giornalisti. "Da sempre il movimento  politico cui fa riferimento il sindaco di Roma ha fatto di quello che, un po' rozzamente, viene definito giustizialismo, un cavallo di  battaglia. Osanna della magistratura 'a prescindere'; condanne  preventive irrogate sommariamente ed in modo esemplare; giudizi  irrevocabili affidati alla stampa e a mezzo web", denuncia l'Ucpi in  una nota.       

"C'è stata -e non solo in questo caso - una sorta di cronaca in  diretta di un'inchiesta giudiziaria in corso e, come sempre, gli  sviluppi perversi del circo mediatico giudiziario sono indifferenti e  (apparentemente) casuali, a seconda dei momenti e delle contingenze.  Per chi ha a cuore una società fondata sui principi dello stato di  diritto, tuttavia, la situazione descritta non genera nessuna  soddisfazione, ma anzi ulteriore preoccupazione. E le liste di  proscrizione di singoli giornalisti da parte dei novelli Robespierre,  oltre ad essere inaccettabili - denunciano i penalisti - e proprie di  concezioni autoritarie, e a dimostrare totale incomprensione del  problema, non contribuiscono in nessun modo ad una riflessione  adeguata sul fenomeno mediatico-giudiziario". 

Ebbene, l'Osservatorio sull'informazione giudiziaria  dell'Unione delle camere penali italiane "era stato fin troppo facile  profeta, nei mesi scorsi, nel rammentare come la storia fosse  destinata a ripetersi. Già nei primi anni novanta i penalisti italiani erano stati costretti a difendere garanzie processuali e diritti  civili degli esponenti di quella classe politica che quelle stesse  garanzie e diritti avevano calpestato (si ricordi la nemesi delle  indagini a carico dei ministri Scotti e Martelli, protagonisti della  ingloriosa pagina degli arresti a mezzo decreto legge con l'emanazione del cosiddetto decreto 'Scotti-Martelli').       

"Le liste di proscrizione di singoli giornalisti da parte dei novelli  Robespierre, oltre ad essere inaccettabili e proprie di concezioni  autoritarie, e a dimostrare totale incomprensione del problema, non  contribuiscono in nessun modo ad una riflessione adeguata sul fenomeno mediatico-giudiziario. Resta l'amara considerazione per la quale,  ancora una volta, la 'giustizia' sembra consegnata alle sconsiderate  pressioni mediatiche, agli impulsi colpevolisti 'in anticipo' della  cosiddetta società civile, all'asse informativo convergente dei  circuiti della comunicazione e della investigazione", sottolineano i  penalisti.   

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