"La mafia o, comunque, le sue più  pericolose espressioni rappresentate da Cosa nostra siciliana e dalla  'ndrangheta calabrese, da tempo immemorabile e costantemente fino ai  nostri giorni, nutrono e coltivano un accentuato interesse nei  confronti della massoneria". E' quanto si legge nella relazione della  Commissione parlamentare antimafia sulle infiltrazioni di Cosa nostra  e della 'ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria, presentata oggi.       

"Dalla parte delle associazioni massoniche - osserva l'Antimafia - si  è registrata una sorta di arrendevolezza nei confronti della mafia, né potrebbe essere diversamente data la costanza e la reiterazione nel  tempo del fenomeno infiltrativo". E, rileva ancora la commissione  "esiste un persistente interesse delle associazioni mafiose verso la  massoneria fino a lasciare ritenere a taluno che le due diverse entità siano diventate 'una cosa sola''', come riferito alla commissione da  alcuni collaboratori di giustizia .

"L'esistenza di forme di infiltrazione delle  organizzazioni criminali mafiose nelle associazioni a carattere  massonico è infatti suggerita da una pluralità di risultanze  dell'attività istruttoria della Commissione - spiega la Relazione  della presidente Rosy Bindi - derivanti dalle audizioni svolte, dalle  missioni effettuate e dalle acquisizioni documentali, anche nelle  precedenti legislature".       

"Il tema del rapporto tra mafia e massoneria affiora in modo  ricorrente nelle inchieste giudiziarie degli ultimi decenni - riporta  la relazione - con una intensificazione nei tempi più recenti, sia in  connessione con vicende criminali tipicamente mafiose, soprattutto in  Sicilia e Calabria, sia con vicende legate a fenomeni di  condizionamento dell'azione dei pubblici poteri a sfondo di  corruzione".      

  E' la "segretezza strutturale" della massoneria che "già da sola, è  sufficiente per creare, da un lato, un rapporto di incompatibilità con l'ordinamento giuridico, e dall'altro, un rapporto di compatibilità  con le mafie, risolvendosi in un meccanismo di pacifica convivenza e  di tutela reciproca".        

"Ancorché, a oggi, le indagini giudiziarie non siano mai giunte a far stato di cosa giudicata circa una relazione stabile e  continuativa tra associazioni massoniche e consorterie mafiose, il  quadro complessivo che se ne ricava attesta, in ogni caso, una  pericolosa e preoccupante contiguità in presenza di determinate  contingenze storiche o con riferimento alla conclusione di singoli  affari di particolare rilevanza economica.      

  Si evidenziavano così recenti episodi di infiltrazione mafiosa nella  massoneria e si attualizzavano gravi fatti similari del passato,  lasciando supporre sia l'esistenza e la reiterazione nel tempo di  infiltrazioni da parte di cosa nostra e della 'ndrangheta nella  massoneria, sia che, parallelamente alla metamorfosi delle mafie,  sempre meno violente e più collusive, la composizione degli interessi  illeciti potesse avvenire, talvolta, proprio tramite logge massoniche  a cui aderiscono, tra l'altro, esponenti della classe dirigente e  dell'imprenditoria del Paese.  

"Sarebbe opportuno modernizzare la legge Anselmi, trattando la fattispecie associativa in essa contemplata al  pari di altre associazioni per delinquere previste nel nostro  ordinamento e inserendola tra i reati di competenza delle Procure  distrettuali". E' quanto suggerisce la relazione della commissione  antimafia sulle infiltrazioni di Cosa nostra e della 'Ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria, scritta dalla presidente Rosy Bindi  e presentata oggi.      

"Una norma che vieti, erga omnes, la segretezza di tutte quelle  formazioni sociali, massoniche e non, che celino all'esterno e/o  all'interno la loro essenza, e dunque così presentando profili di  incompatibilità con il libero esercizio dei diritti assicurato dalla  nostra Costituzione - chiarisce l'Antimafia - non potrebbe ritenersi  discriminatoria e nemmeno persecutoria nei confronti della massoneria, come più volte dalla stessa paventato". 

"E' necessario proibire le associazioni  segrete: la segretezza tollerata dall'ordinamento diventa uno  strumento pericoloso, che consente alle mafie di penetrare nelle  organizzazioni massoniche servendosi proprio della segretezza". A  denunciarlo è la presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi,  presentando la Relazione sulle infiltrazioni di Cosa nostra e della  'Ndrangheta nella Massoneria in Sicilia e Calabria.       

Da parte della massoneria c'è una sorta di "arrendevolezza", osserva  la Bindi, e "la mancanza di volontà a dotarsi di strumenti che  impediscano agli interessi della mafia di trovare risposte e  strumenti". Le analisi condotte dalla Commissione, precisa, "non ci  consentono di affermare che massoneria e mafia sono un unicum ma che  ci sono relazioni. C'è grande interesse da parte delle mafie nei  confronti della Massoneria perché consente di incontrare parte della  classe dirigente del Paese".       

Nella relazione "non ci sono nomi ma situazioni: obiettivo della  commissione è studiare i fenomeni non sanzionare i singoli. Vogliamo  far riflettere il Parlamento sulla gravità di questa situazione: è  proprio la segretezza - ribadisce Bindi - che consente i rapporti".  

"Non credo che uno stato democratico debba vietare  l'iscrizione a una associazione, l'importamte è che si dichiari -  spiega Bindi - che siano gli scout, un sindacato, un partito politico  o un'obbedienza massonica. Si deve sapere se un funzionario che  amministra la cosa pubblica ha una militanza in una loggia massonica.  La segretezza è sempre l'elemento principale".       

"Non ci sono gli elementi in questo momento per sciogliere una  obbedienza cosiddetta ufficiale - conclude - ma per dire è necessario  che il nostro ordinamento si doti di strumenti che consentano alla  democrazia di tutelarsi dal rischio di incontro tra massoni e  mafiosi".                       

 

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