La situazione "è molto difficile" ma la missione del restauro, secondo chi ci è già passato, non è impossibile: "Io mi occupai del terremoto in Umbria del 1997 -ha ricordato Caterina Bon Valsassina, direttrice generale per l'Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio del Mibact- e ho ancora in mente le immagini del cumulo di macerie tra le quali c'era anche Giotto, ridotto in pezzetti di due centrimetri e nessuno riusciva ad immaginare che saremo riusciti a fare quello che invece siamo riusciti a fare: impedire che fossero buttate via, selezionare i pezzi uno ad uno e rimetterli insieme. Se siamo riusciti a far quello, tendo a ritenere che siamo in grado di fare anche questo", ha sottolineato.

"A partire da lunedì cominceremo a fare rilevamento concreto dei danni, dove ci verrà consentito di entrare dalle misure di sicurezza", ha assicurato Pasqua Recchia. "Ad ogni bene verrà assegnato un codice, sulla falsa riga di quello sanitario -ha detto il responsabile ufficio sicurezza beni culturali Mibact, prefetto Fabio Carapezza Guttuso - ci saranno beni con il codice giallo e altri con il codice rosso, in modo da dare le giuste priorità di intervento".

Quanto ai fondi per la ricostruzione ed il restauro dei beni culturali danneggiati, "il tema -ha detto Franceschini, che poi ha lasciato la conferenza stampa proprio per partecipare al Cdm- è all'interno dei fondi che il governo metterà a disposizione per fronteggiare le conseguenze dei sisma: anche perché davvero non basteranno gli incassi dei musei di domenica che abbiamo già annunciato che dedicheremo a questa calamità: servirà una cifra molto più grande".

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