Nella sua prima intervista dopo il  referendum sulla riforma della Costituzione, Pietro Grasso al  'Corriere della sera' nega di sentirsi un vincitore o un  sopravvissuto: "Nessuna delle due cose. Soprattutto -afferma- non mi  piace l'immagine di un Senato trionfante. Certo, è un dato di fatto  che l'esito del referendum gli restituisce piena legittimazione".       

Come smentire quanti nel Pd dipingevano il Senato come un ramo quasi  inutile del Parlamento? Grasso ha un'idea precisa: "Lavorando molto,  se ci faranno lavorare. Mi sono guardato bene dall'intervenire nel  dibattito sul referendum. Ma mentre le riforme erano in itinere  avvertimenti e segnali ne avevo mandati. A gennaio del 2016 avevo  messo l'accento sul rischio di trasformare il referendum in un  plebiscito su Renzi. E a luglio consigliai di riflettere sui toni  esasperati e gli allarmismi smentiti dai fatti, le promesse e le  minacce che il fronte del Sì e del No stavano usando, e che non  promettevano bene. La mia posizione era chiaramente desumibile".       

Per la seconda carica dello Stato "il referendum ha archiviato anche  un lessico e un bestiario che definirei discutibili. E ha riabilitato  i cosiddetti gufi". E lui, si sente un gufo riabilitato? "Non so se  sono un gufo. Una volta, al Quirinale, Renzi indicò al presidente  della Repubblica la mia cravatta con dei piccoli uccelli disegnati.  Scherzando, disse che rappresentavano dei gufi. Mattarella si  avvicinò, esaminò la cravatta e precisò: 'A me sembrano civette'.  Aveva subito trovato la mediazione".  

 

 

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