La Presidenza del Consiglio accoglie la  diffida presentata dal Codacons e si impegna a chiudere il nuovo  contratto collettivo del pubblico impiego. A riferirlo è  l'associazione dei consumatori, spiegando che "nell'ambito del ricorso al Tar del Lazio promosso dal Codacons in favore dei dipendenti  pubblici che ancora non hanno ottenuto il rinnovo del contratto, la  Presidenza del Consiglio dei Ministri, in riscontro alle richieste  dell'associazione e di oltre 5.000 lavoratori statali che il Codacons  rappresenta, ha depositato un documento nel quale ha ammesso il  ritardo nell'avvio delle procedure di rinnovo dei contratti collettivi e cercato di giustificarlo, indicando le iniziative sino ad oggi  intraprese, negando però il risarcimento per gli 8 anni di ritardo,  sanzionati dalla Corte Costituzionale".       

Nella lettera inviata dal Dipartimento Funzione Pubblica al Codacons  depositata al Tar, la Presidenza del Consiglio scrive che "in  riferimento all'oggetto degli atti di significazione e diffida va  detto che, pur a fonte della citata sentenza (della Corte  Costituzionale, ndr),l'avvio delle procedure contrattuali e negoziali non poteva che presupporre lo stanziamento di apposite risorse  economiche". "Specifiche previsioni normative, infatti, -si legge  ancora- rispetto al procedimento di contrattazione collettiva nel  pubblico impiego, richiedono la previa e necessaria definizione delle  disponibilità economiche all'interno della legge di stabilità, mentre  non vi siano i presupposti per il riconoscimento di pretese di  indennizzi o risarcimenti per quanto concerne i tempi e le modalità  relative alla mancata sottoscrizione fino ad oggi dei rinnovi  contrattuali o negoziali".       

La battaglia avviata dal Codacons, assicura l'associazione, "prosegue  dunque al Tar per far ottenere a oltre 5mila pubblici dipendenti che  hanno aderito alla class action dell'associazione, 200 euro di  risarcimento per ogni mese di ritardo dal 31 luglio 2015 fino  all'effettivo rinnovo del contratto collettivo di settore, e 100 euro  di indennizzo per mensilità dovuta, per ciascun anno, dal 2010 al 30  luglio 2015, per complessivi 13.000 euro a lavoratore". L'associazione indica infine che "tutti i dipendenti pubblici che non hanno ancora  avviato azioni risarcitorie, possono far valere i propri diritti  aderendo entro i 31 gennaio 2017 al ricorso Codacons".    

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