'Quale futuro per i giovani del Sud?'. La  Chiesa scende in campo in una due giorni che si svolge a Napoli - oggi e domani - e che riunisce i rappresentanti delle Conferenze Episcopali del meridione (Campania, Puglia, Basilicata, Calabrai, Sicilia e  Sardegna).       

L'arcidiocesi di Napoli spiega il senso dell'iniziativa: "Abbiamo  creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando  di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri  giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica obbligandoli a emigrare o a  mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di  proiettarsi in un domani".       

"Abbiamo privilegiato la speculazione - denuncia ancora l'arcidiocesi  retta da Crescenzio Sepe - invece di lavori dignitosi e genuini che  permettano loro di essere protagonisti attivi nella vita della nostra  società. Ci aspettiamo da loro ed esigiamo che siano fermento di  futuro, ma li discriminiamo e li 'condanniamo' a bussare a porte che  per lo più rimangono chiuse".

Nella due giorni, la Chiesa farà sentire forte la voce per dire che "se vogliamo puntare a un futuro che sia  degno di loro, potremo raggiungerlo solo scommettendo su una vera  inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo,  partecipativo e solidale". E' proprio di questi giorni la notizia di  un 30enne di origini friulane che ha deciso di togliersi la vita e che in una lettera, resa nota dai genitori, ha messo sotto accusa il  precariato.