Milano resta una delle  candidate favorite nella corsa alla sede dell'Agenzia europea del  farmaco Ema, anche per il lavoro diplomatico condotto in queste  settimane. E ha "le carte in regola" per aspirare a vincere, come ha  detto il premier Paolo Gentiloni. Tuttavia, il voto di oggi a margine  del Consiglio Affari generali ex articolo 50 non è privo di insidie e  a Bruxelles prevale la prudenza.

La cautela è d'obbligo, dato che è  "una partita competitiva", come ha sottolineato il presidente del  Consiglio: oltre alle concorrenti tecnicamente valide, come Amsterdam, Vienna e Copenhagen, e a Bratislava che punta sul fattore geografico  (la Slovacchia, al pari di altri 4 Paesi, non ha alcuna agenzia Ue),  ci sono le 'trappole' insite nella procedura. Che è complicata e  studiata in modo da rendere difficili gli accordi.       

E' molto difficile per un Paese gestire un voto congegnato in questa  maniera, specialmente mentre gli altri 26 tentano di fare lo stesso  gioco o manovre simili. "Si tratterà di vedere chi è il migliore in  questo tipo di partite: per questo, io scommetto sull'Italia", dice  una fonte Ue. Resta in gara anche Barcellona, ora che il premier  spagnolo Mariano Rajoy sarebbe intenzionato a dare battaglia per avere qualcosa da offrire alla Catalogna, dove si vota il 21 dicembre.       

Tecnicamente Barcellona sarebbe tra le più forti, insieme a Milano,  Amsterdam, Copenhagen e Vienna, ma è azzoppata dalla questione  catalana (lo stesso 'El Mundo' riferisce che il re Filippo VI sa  perfettamente che si tratta di una sfida "quasi impossibile"):  trasferire un'agenzia da un Paese che si appresta a lasciare l'Ue in  una regione percorsa da un forte sentimento indipendentista non sembra una delle opzioni più facili da 'vendere'.    

Bratislava, che fino a qualche giorno fa sembrava la più seria concorrente per Milano, è apparsa indebolita dal mancato  endorsement della Germania, dopo che il ministro degli Esteri tedesco  Sigmar Gabriel ha detto a Roma che il capoluogo lombardo sarebbe "una  eccellente sede" per l'Ema, aggiungendo che le chance di Milano nel  secondo turno sono "molto buone".

Al primo turno comunque Berlino  sosterrà la propria candidata Bonn: la Germania, inoltre, punta tutto  sulla candidatura di Francoforte all'agenzia bancaria Eba. Tuttavia  Gabriel, noto per il suo temperamento poco diplomatico, è un ministro  uscente dell'Spd che non farà parte della prossima coalizione di  governo, e cosa farà oggi Berlino non è affatto chiaro.       

Ska Keller, copresidente del gruppo dei Verdi nel Parlamento europeo,  si limita a spiegare all'AdnKronos che per i Gruenen (che faranno  probabilmente parte della prossima coalizione di governo) è importante che Ema ed Eba "vengano ricollocate rapidamente. In generale -  aggiunge - favoriamo la redistribuzione geografica delle agenzie".

Il  sindaco di Milano Giuseppe Sala si era detto preoccupato nei giorni  scorsi "per l'appoggio tedesco a Bratislava". Anche se è presto, c'è  la possibilità che alla Slovacchia venga assegnata la presidenza  dell'Eurogruppo, dato che resta il 'volto buono' del gruppo di  Visegrad e che c'è un interesse politico a premiarla: scambi di questo tipo in passato "si sono verificati, nella mia esperienza", spiega un  alto funzionario Ue, ma "non dico che andrà così". Tuttavia, osserva,  "perché limitarsi alla presidenza dell'Eurogruppo? C'è abbondanza di  possibili contropartite: nell'Ue ci sono diversi 'benefit'".       

Un rischio reale è che, per come è congegnata la procedura elettorale, al secondo turno finiscano candidate tecnicamente deboli: "Non sarei  sorpreso da una sorpresa", osserva un alto funzionario. Resta molto  improbabile che la partita venga decisa al primo turno: i veri giochi  si faranno al secondo, ed eventualmente nel terzo. E i voti che i  Paesi hanno guadagnato in queste settimane saranno certi e acquisiti  solo una volta depositati nell'urna, perché la votazione è a scrutinio segreto.   

Le candidate a ospitare l'Ema sono 19: Milano,  Barcellona, Amsterdam, Copenhagen, Vienna, Atene, Bonn, Bruxelles,  Bucarest, Bratislava, Dublino, Helsinki, Lille, Malta, Oporto, Sofia,  Stoccolma, Varsavia e Zagabria. Vi sono anche 8 candidature per l'Eba: Bruxelles, Dublino, Vienna e Varsavia, che sono in lizza anche per  l'Ema, e Francoforte, Parigi, Praga e Lussemburgo, che puntano solo  all'autorità guidata da Andrea Enria.       

La votazione, con un metodo ispirato al modello dell'Eurovisione,  prevede 3 turni. Nel primo ogni Paese ha a disposizione 6 punti  elettorali: 3 vanno destinati alla prima scelta, 2 alla seconda e uno  alla terza. Tutti i punti devono essere assegnati in questo modo  perché la votazione sia valida. Se una città ottiene 3 punti  elettorali da almeno 14 Stati su 27, allora vince.

Per vincere al  primo turno è necessario avere 3 punti elettorali da almeno 14 Paesi:  il quorum di 42, in altre parole, non può essere raggiunto calcolando  anche i 2 voti espressi per le seconde scelte e i voti singoli  assegnati alle terze. Al fine della vittoria al primo turno, quindi, i 42 punti devono essere composti da 14 lotti di 3 punti ciascuno.       

I voti di seconda e terza scelta servono invece per calcolare i punti  complessivi assegnati a ogni candidata, per selezionare le 3 città che hanno ricevuto più consensi, che passano al secondo turno (più di 3 in caso di parità). E qui sta l'inghippo: dato che chi ha una candidata  forte le darà i propri 3 punti elettorali, assegnerà probabilmente i 2 punti elettorali della seconda scelta e il punto della terza scelta a  candidate deboli, considerate non insidiose.

In questo modo, però, c'è il rischio, teorico,  che vadano in 'semifinale' anche candidate assai deboli. Nel secondo  turno, ogni Paese ha a disposizione un voto; vince la città che prende almeno 14 voti su 27. Se nessuna raggiunge il quorum, allora si passa  al terzo, cui accedono le 2 città più votate nel secondo. In questo  turno, ciascun Paese ha un voto e vince la candidata che ne prende di  più. In caso di parità, si procede per sorteggio.       

Tra ogni turno è prevista una pausa di mezz'ora; è possibile  astenersi. I voti, segreti, verranno espressi su schede cartacee che  verranno distrutte con una macchina tritadocumenti una volta decisa la partita. La stessa procedura vale per la scelta della nuova sede  dell'Eba: oggi si vota prima per l'Ema e poi per l'Eba.       

E' difficile prevedere il tempo che occorrerà: un alto funzionario Ue  ha stimato un'ora e mezza-2 ore per agenzia; l'ipotesi più ottimistica prevede un annuncio del vincitore dell'Ema tra le 18 e le 19. Ma  potrebbe andare per le lunghe: "Conviene comprare dei panini",  consiglia una fonte. L'intenzione della presidenza estone (Tallinn ha  la presidenza di turno del Consiglio Ue) è quella di comunicare il  risultato della votazione sull'Ema prima di procedere alla votazione  sull'Eba. In definitiva, per dirla con l'alto funzionario, rien ne va  plus e "che vinca il migliore".     

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