''La questione della partecipazione dei  magistrati alla vita politica del Paese non può essere affrontata in  chiave demagogica né punitiva. Il capogruppo di Forza Italia Brunetta, invece, la tratta come una faccenda da bar". Lo dice il capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Walter Verini, relatore alla Camera del  provvedimento riguardante candidabilità, eleggibilità e ricollocamento dei magistrati in occasione di elezioni, già approvato dal Senato.       

"Brunetta - sottolinea Verini - è troppo esperto per non sapere che  l'ordine del giorno dei lavori in Aula nasce dal confronto tra i  capigruppo e la presidenza in base all'urgenza dei temi. In questi  mesi tale proposta non è mai stata una priorità per Forza Italia. Ora  lo è diventata, ne prendiamo atto"       

"Qui alla Camera abbiamo da tempo concluso la discussione di merito e  siamo pronti per dare i pareri sugli emendamenti .- aggiunge il  deputato dem - . Il Pd è pronto ad approvare la norma non appena il  provvedimento sarà calendarizzato in Aula. Si tratta di un testo  complesso che interviene su questioni sensibili e che deve  contemperare interessi e diritti differenti: quello attuale stabilisce che durante il mandato elettivo e durante lo svolgimento di incarichi  di governo il magistrato deve obbligatoriamente trovarsi in  aspettativa, in posizione di fuori ruolo".    

Per Verini "il ricollocamento può avvenire solo nel  ruolo di provenienza e per cinque anni esclusivamente in funzioni  giudicanti collegiali, escludendo incarichi direttivi o semidirettivi. La proposta di legge esclude l'esercizio delle funzioni giudiziarie  nella regione interessata dalla presentazione della candidatura e  amplia, anzi, tale limite. Il magistrato candidato e non eletto alle  elezioni amministrative è ricollocato nel ruolo di provenienza, con  vincolo di esercizio per cinque anni di funzioni giudicanti  collegiali".      

  "Per altrettanti anni - sottolinea l'esponente dem - non potrà essere  assegnato ad un ufficio del distretto di corte d'appello con  competenza sul territorio della provincia o del comune nel quale ha  presentato la candidatura né ricoprire incarichi direttivi o  semidirettivi".       

"La discussione in Commissione è avvenuta senza la benché minima  interferenza di alcuno, tantomeno della presidente Ferranti. Gli  attacchi di Renato Brunetta nei suoi confronti sono immotivati e  irricevibili. Come suo costume, la presidente Ferranti ha svolto il  suo ruolo in maniera competente e imparziale, affidando il mandato di  relatore al capogruppo Pd che non è né magistrato né avvocato",  conclude il capogruppo del Pd in commissione Giustizia.