Questa sentenza arriva tardi... Silvio  Berlusconi accoglie la 'riabilitazione' concessa dal Tribunale di  sorveglianza di Milano con amarezza. L'amarezza per un riconoscimento  che considera un atto dovuto, di giustizia solo parziale. E' pur vero  che ora recupererà a pieno l'agibilità politica e potrà candidarsi di  nuovo, ma l'idea di tornare in Parlamento, raccontano fonti azzurre,  non basterebbe a placare la delusione, mista a rabbia, per gli anni  passati sotto la spada di Damocle dei processi, a cominciare da quello Mediaset per frode fiscale, causa della decadenza per effetto della  legge Severino.       

Nessuno mi ripagherà degli anni di sofferenza e di veleni e di aver  privato gli italiani del leader in cui si riconoscevano, si sarebbe  sfogato l'ex premier con chi ha avuto modo di sentirlo in queste ore,  chiuso con la famiglia e Francesca Pascale a Villa Maria, la residenza di Rogoredo Casatenovo, a pochi chilometri da Arcore, donata alla sua  compagna qualche anno fa. Per il Cav questa riabilitazione che gli ha  consentito di recuperare l'agibilità politica non sarebbe nulla  rispetto a quello che ha subito in questi anni, nelle vesti di 'anatra zoppa', penalizzata in tutte le campagne elettorale, da ultimo le  politiche del 4 marzo scorso.      

  Per Berlusconi la sentenza dei giudici di Milano non cambia nulla  rispetto alla trattativa in corso tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio  per formare un governo giallo-verde. Allo stato, l'orientamento  prevalente nel partito e in queste ore anche del leader azzurro,  sarebbe quello di votare contro la fiducia, come suggerito da  praticamente tutti i big azzurri (tra questi Antonio Tajani) e Gianni  Letta, il suo uomo al Colle. L'ex premier, insomma, sta alla finestra, vuol vedere cosa porterà a casa la coppia Di Maio-Salvini. Molto  dipenderà dal nome del premier e dei ministri, ma anche dal programma  che i grillini e i leghisti riusciranno a proporre. E fino ad allora  preferisce tenersi le mani libere per poi decidere il da farsi  all'ultimo momento utile.   

Appena letta la notizia Fi esulta e scatta la pioggia di dichiarazioni, tutte dallo stesso tenore: ''Giustizia è  fatta''. Tra le note stampa c'è anche quella di chi fino a ieri  parlava del 'dopo-Silvio' e non è sordo alle sirene salviniane, ma  questa è la politica. Anche ad Arcore lo sanno bene, ma l'intivo è a  non fare polemiche, perchè questo è ''il momento della festa, non dei  veleni''. Di fatto, la riabilitazione rafforza innanzitutto Forza  Italia e la leadership del Cav (proprio mentre si rincorrono le voci  di possibili 'fughe' verso la Lega ) ma anche il centrodestra.       

Il sol pensiero che il Cav possa tornare in Parlamento, insomma, serve a serrare i ranghi. Ma non basta: il corpaccione del partito resta  confuso e molti invocano quella 'rivoluzione azzurra', quel  cambiamento, anche generazionale, per ora rimasto solo una promessa.  Tutti attendono un segnale chiaro dal leader.    

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