"L'accoglimento delle dimissioni di  Minzolini non chiude la vicenda. Chi era favorevole alla sua decadenza non è stato coerente nell'accettare le dimissioni". Lo afferma  l'avvocato Felice Carlo Besostri, il giurista che ha coordinato il  gruppo di avvocati che ha condotto i ricorsi contro l'Italicum.       

La decadenza, infatti, spiega poi il giurista "è una sanzione prevista dalla legge, non la Severino, ma da molto prima, dall'articolo 28 del  codice penale. L'interdizione temporanea dai pubblici uffici non può  essere inferiore a due anni (quindi fuori dall'applicazione della  Severino) e non si sospende neppure con il beneficio della sospensione condizionale della pena".       

Dunque, prosegue Besostri, "dal passaggio in giudicato della sentenza  della Cassazione (12 novembre 2015) il dottor Minzolini non poteva più percepire nessun emolumento a carico del bilancio del Senato. Questa  questione prescinde dalla pretesa di decidere la composizione della  Camera di appartenenza: si voleva salvaguardare questo privilegio?  'Nulla quaestio', ma Minzolini doveva fare il senatore gratis".     

"L'amministrazione del Senato non risponde, giustamente, alla Corte dei Conti per il danno erariale -prosegue poi l'avvocato  Besostri- ma l'ex senatore Minzolini, dovendo adempiere ai sensi  dell'articolo 54 Cost. il suo mandato con disciplina e onore, ha  l'obbligo di restituire le somme illegittimamente percepite".       

Un gruppo di avvocati Antitalikum sta predisponendo "un'azione  giudiziaria per far accertare quest'obbligo, pur nella speranza di non doverlo fare, a fronte di un impegno del dottor Minzolini a restituire -anche ratealmente, in proporzione al suo reddito- le somme in  questione".               

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