"Ieri, 12 persone morte, tre ferite. Sabato scorso, 4 persone morte, 4 ferite. Tutti migranti impegnati in Puglia  nel lavoro dei campi. Non possiamo parlare di fatalità. Incidenti di  questo genere si ripetono da tempo, da anni, dall'epoca in cui a  lavorare nei campi erano soprattutto nostri connazionali. Abbiamo oggi una buona legge sul caporalato, che però deve essere messa in  condizione di funzionare. Ma c'è a monte una questione più generale  che riguarda il lavoro. Questo sistema sembra aver dimenticato che il  lavoro è la base della dignità della persona, e che questa dignità si  garantisce con i diritti, con la sicurezza, con la giusta  retribuzione. Altrimenti abbiamo lo sfruttamento se non la schiavitù". E' quanto afferma a proposito dell'incidente nel foggiano in cui hanno perso la vita 12 persone, don Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele.       

"Di fronte a quelle morti bisogna stare in silenzio, ma poi occorre  chiedersi in che genere di mondo vogliamo vivere. Se in quello dove il lavoro è un diritto e un libero contributo al bene comune, o in  quello, che sempre più cupamente si annuncia, dove l'essere umano  sfrutta il suo prossimo e c'è solo posto per gli egoisti, per gli  indifferenti, per i potenti e per i corrotti. Perché se è il primo  mondo quello che vogliamo, non è più possibile assistere inerti a  questo olocausto di vita e di speranza", conclude.      

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