Troppi insulti e parolacce,  per la strada ma anche in tv. Papa Francesco dialoga nell'Aula Paolo  VI con settemila studenti arrivati da tutta Italia partecipanti  all'incontro promosso dal Coordinamento Nazionale Enti Locali per la  Pace e i Diritti Umani. Puntando il dito contro la violenza degli  insulti, il Papa, rispondendo ad una domanda di Luca, ha detto: "è  sufficiente andare per strada in ora di punta e, magari un motorino si mette di lato e c'è una macchina dall'altra parte e subito, invece di  dire 'scusa', incomincia la litania di parolacce, una dietro l'altra.  Siamo abituati ad insultarci. Ma per favore, impariamo a dire  'buongiorno' e 'buonasera' ma non l'insulto. E poi l'aggettivazione.  Non diciamo quel ragazzo o quella ragazza, o quel tizio, no parte  quell'aggettivo che io non posso dire ma credo che voi tutti li  conosciate bene".      

  "Insultare - ricorda il Pontefice ai ragazzi - è fare una ferita nel  cuore degli altri. Leggete nel Nuovo Testamento la lettera  dell'Apostolo Giacomo, è piccolina: lui dice che l'uomo e la donna che dominano la lingua sono perfetti ma è tanto difficile dominare la  lingua perchè sempre ci viene questa tentazione di insultare, fare dei terroristi". Il Papa parla quindi "di un atteggiamento contrario: la  mitezza, essere mite è una delle beatitudini, essere mite avere un  atteggiamento mite non significa essere stupido, significa dire le  cose con tranquillità, senza ferire. Dobbiamo reimparare la mitezza".    

Il Pontefice ricorda che si può uccidere anche con le  parole: "A me piace parlare del 'terrorismo delle chiacchiere' perchè  quello che è abituato a fare chiacchiere è un terrorista. Una  chiacchiera è come una bomba e questa chiacchiera distrugge le  persone. Ma questo non è originale l'ho detto tante volte ma per  favore, un consiglio a tutti, se hai voglia di dire una chiacchiera,  morditi la lingua. Soffrirai un po', si gonfierà la lingua ma  guadagnerai di non essere un terrorista". La causa di tutti questi  atteggiamenti sbagliati, dice il Papa, risiede nell'educazione:  "L'educazione oggi non educa a queste virtù della mitezza, della pace, della tranquillità, anche tante volte si è rotto il patto educativo  tra famiglia e scuola".       

Francesco racconta un aneddoto legato agli anni di suola elementare in Argentina: "Ero in quarta elementare a nove anni e ho detto una cosa  brutta alla maestra che ha scritto alla mia mamma se poteva venire a  scuola. Lei ha pensato 'Se questo a nove anni dice ciò che ha detto,  chissà che farà a venti'. E' venuta la mia mamma e la maestra è uscita e poi sono stato chiamato e la mamma mi ha rimproverato davanti alla  maestra e mi ha chiesto di chiedere perdono alla maestra che poi mi ha dato un bacio. Io sono tornato vincitore, non è stata tanto brutta ma  questo è stato il primo atto. Il secondo atto è accaduto a casa".    

Un aneddoto che al Papa serve per evidenziare che  all'epoca "c'era un patto famiglia- scuola". Cosa che non accade oggi. "Tante volte se nella scuola il maestro rimprovera l'alunno, sono i  genitori a venire a rimproverare il maestro per questa aggressione -  osserva -. Va rifatto il patto educativo tra famiglia, società, tutti  al servizio del ragazzo perchè cresca bene. Mitezza, ascolto e poi  vorrei dire una parola magica: dialogo".       

Il Papa risponde alla domanda con una considerazione "non da Papa ma  come una persona che ha sentito cosa è successo in un dialogo  televisivo pre elettorale: dove era il dialogo lì? Si buttavano  pietre, non si lasciava finire l'altro, parole forti. Ma se ad un  livello così alto si arriva a non sapere dialogare, la sfida al  dialogo diventa grande. E' più facile insultare, distruggere. No, no,  ascoltare con mitezza e rispetto".       

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