di Antonella Nesi - Come giurata della  Sala Stampa dell'Ariston, se volessi solo provocare, come in molti  stanno facendo con me in queste ore, potrei dire che ho votato Mahmood in appoggio esterno alle politiche governative sui migranti, perché il brano più duro del festival su un immigrato l'ha scritto proprio  Mahmood (all'anagrafe Alessandro Mahmoud, nato a Milano il 12  settembre 1992, da madre sarda e padre egiziano),parlando di suo  papà. Un padre "bugiardo", incoerente e forse pure un po' ubriacone  (che "beve champagne sotto Ramadan"),inaffidabile ("domani tu mi  fregherai") e traditore, che abbandona la famiglia da un giorno  all'altro ("lasci casa in un giorno", "lasci la città e nessuno lo  sa") e pensa solo ai "soldi, soldi, soldi". E non mi stupisce che  Alessandro nel 2016 appoggiasse sui social candidati di Forza Italia.  Ma non voglio solo provocare e quindi racconterò la verità.       

Per capire il voto di sabato è necessario che chi in queste ore urla  al complotto conosca il meccanismo di voto. Sabato hanno votato tre  giurie: il pubblico, attraverso Televoto, la giuria della Sala Stampa  e la giuria degli Esperti. Le tre giurie hanno votato due volte, con  il medesimo peso: il televoto ha pesato per il 50%, la giuria della  Sala Stampa per il 30% e quelle degli Esperti per il 20%. Con il primo voto è stata stabilita la graduatoria dei 24 cantanti in gara. E fino  a quel punto Mahmood non era il mio candidato alla vittoria.       

Le quattro preferenze che avevo diritto ad esprimere nella prima  tornata di voto io le ho date a: Simone Cristicchi per l'intensità del suo testo e della sua interpretazione; Arisa per le acrobazie vocali  di cui è stata capace in un brano atipico che sembrava unirne almeno  due; Achille Lauro per il coraggio di portare un bel brano punk sul  palco dell'Ariston; Loredana Bertè perché il suo rock e il suo ultimo  Sanremo avrebbero meritato un posto sul podio.       

Ma la graduatoria uscita dall'unione del voto di tutte le giurie  coinvolte ha decretato che i finalisti, ovvero i tre artisti più  votati, erano Mahmood, Ultimo e Il Volo. A quel punto si è azzerato il voto precedente e si è votato per il vincitore e io ho votato il brano che tra i tre finalisti mi piaceva di più: 'Soldi' di Mahmood. Un  brano che fonde il genere che va oggi per la maggiore, il trap, con il pop e con inconsuete sonorità arabeggianti. Fresco e moderno, reso  ancora più accattivante dal battito di mani che punteggia il  ritornello. Ben scritto e ben interpretato da Alessandro che, andrebbe ricordato, è anche un affermatissimo autore (persino 'Hola (I say)'  cantata dal superospite Marco Mengoni con Tom Walker sullo stesso  palco è sua). Ed evidentemente come me l'hanno pensato la maggioranza  dei colleghi della Sala Stampa e dei giurati esperti. Tutto qui.       

Posto che ogni verdetto di giuria, dagli Oscar ai Leoni della Mostra  del Cinema di Venezia, è accompagnato da polemiche di chi si è sentito penalizzato e dalla delusione di chi, favoritissimo alla vigilia, è  entrato Papa è uscito Cardinale, è comprensibile la delusione di  Ultimo. Meno i toni con cui ha aggredito i giornalisti, colpevoli a  suo avviso di avergliela "tirata" (tradotto in italiano di avergli  portato sfortuna),di avere "rotto il ca..." e di sentirsi  protagonisti per una settimana perché votanti. Rendendoli lui (insieme ad autorevoli esponenti del mondo politico) protagonisti del finale  del festival. "Avete ribaltato il voto del popolo", "la gente ha  scelto me", ecc. ecc.       

Io vorrei sommessamente ricordare a Ultimo (e a chi nel mondo politico e sui social ne sposa le invettive) che c'è una questione di metodo  che non si può far finta di ignorare: quando si accetta di partecipare ad un concorso che prevede tre giurie, non è che poi si può scegliere  la giuria (una su tre) che ci fa vincere e dire che è l'unica valida e che le altre hanno complottato.       

Si può discutere sulla necessità di cambiare sistema di voto,  adottando il solo televoto o cambiando il peso delle diverse giurie  coinvolte. A patto di ricordarsi che anche il 'televoto secco' diede  esiti che scatenarono furiose polemiche. Nel 2010, quando vinse  Valerio Scanu con 'Per tutte le volte che', il secondo posto di Pupo  con Emanuele Filiberto e Luca Canonici ('Italia amore mio') provocò  furiose polemiche, con l'orchestra che lanciò per aria gli spartiti  per l'esclusione dal podio di Malika Ayane.       

A Sanremo è arrivato penultimo persino Vasco Rossi con un brano, 'Vita spericolata' (era il 1983),rimasto nella storia della musica  italiana. Forse Ultimo può accettare un secondo posto.      

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