Al 31 dicembre 2011 le istituzioni non  profit in Italia sono 301.191 e impiegano 951.580 lavoratori  retribuiti (di cui 680 mila dipendenti a tempo determinato e  indeterminato) e 4,7 milioni di volontari. Il settore non profit si  distingue da sempre per una ampia presenza femminile, che nel 2011  raggiunge 2 lavoratori retribuiti su 3. Tra i volontari, al contrario  la quota delle donne (38%) è inferiore a quella degli uomini. Lo dice  l'Istat nell'Annuario statistico italiano 2017.      

  Le 301.191 istituzioni non profit rilevate nel Censimento del 2011 si  articolano sul territorio in 347.602 unità locali, 6 di queste più  della metà è situata al Nord (il 53% di cui il 27,8% nel Nord-ovest e  il 25,2% nel Nord-est),il 21,2% al Centro, il 16,2% al Sud e il 9,6%  nelle Isole. La maggiore concentrazione di istituzioni non profit  nell'area settentrionale del Paese si fa ancora più evidente  osservando la distribuzione delle risorse umane in esse impiegate: le  unità locali delle istituzioni non profit del Nord raccolgono quasi il 60% dei lavoratori retribuiti (57,2%) e dei volontari (57,2%)  impiegati nelle istituzioni non profit italiane, particolarmente  elevata la quota di lavoratori retribuiti appartenenti alle unità  locali del Nord-ovest (33,6%). 

I territori con una maggiore diffusione di lavoratori  retribuiti sono la provincia autonoma di Trento, dove il rapporto  raggiunge quasi i 3 lavoratori per 100 abitanti (2,9 per cento),  seguita da Valle d'Aosta (2,4),Lombardia, Provincia autonoma di  Bolzano (entrambe con 2,2 lavoratori retribuiti per 100 abitanti),  Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lazio (2 lavoratori retribuiti per 100 abitanti).       

La Provincia autonoma di Bolzano invece si inserisce al primo posto  tra i territori con una maggiore diffusione di volontari impiegati  nelle istituzioni non profit (30,1 per 100 abitanti),al secondo posto Trento (19,7) seguita da Valle d'Aosta (15,2),Friuli Venezia Giulia  (13,5),Umbria (12,3),Toscana (11,9),Marche (10,7),Emilia Romagna  (10,0),Veneto e Liguria (9,8) e Piemonte (9,7). Tra le regioni del  Mezzogiorno che meno si distanziano dalla media nazionale emerge la  Sardegna (con 1,7 lavoratori retribuiti e 8,8 volontari per 100  abitanti),il Molise per la diffusione di lavoratori retribuiti (1,3)  e la Basilicata per volontari (8,4).   

In base alla classificazione delle attività svolte dalle organizzazioni non profit (Icnpo) adottata nell'ambito del Censimento, l'area cultura, sport e ricreazione è il settore di attività  prevalente nel quale si concentrano oltre 195 mila istituzioni, pari  al 65% del totale. In particolare, il 30,8% delle istituzioni è  impegnata in attività sportive, il 18% in attività culturali e  artistiche e il 16,2% in attività ricreative e di socializzazione.       

L'assistenza sociale (che include anche le attività di protezione  civile),con 25 mila istituzioni (pari all'8,3% del totale),si  distingue come secondo ambito di attività prevalente, seguito dai  settori delle relazioni sindacali e rappresentanza di interessi  (16.414 istituzioni, pari al 5,4%),dell'istruzione e ricerca (15.519  istituzioni, pari al 5,2%) e della sanità (10.969 istituzioni, pari al 3,6%). I restanti 7 settori Icnpo raccolgono il 12,4% delle  istituzioni non profit.       

Considerando la distribuzione delle risorse umane, l'assistenza  sociale costituisce il settore di attività con il maggior numero di  lavoratori dipendenti (225 mila pari al 33,1%),seguito dalla sanità  (159 mila pari al 23,3%),dall'istruzione e ricerca (121 mila pari al  17,8%) e dallo sviluppo economico e coesione sociale (quasi 74 mila  pari al 10,8%). L'ambito della cultura, sport e ricreazione presenta  in questo caso valori più contenuti (pari al 6,7 per cento del totale) mentre si distingue ancora come settore di attività prevalente in  termini di lavoratori esterni (circa 134 mila pari al 49,3% del  totale) e volontari (oltre 2,8 milioni pari al 59,2% del totale). Il  settore dello sviluppo economico e coesione sociale infine è l'unico  in cui il numero dei lavoratori retribuiti impiegati (più di 81 mila)  supera quello dei volontari (quasi 58 mila). 

Il settore non profit si distingue da sempre per una  ampia presenza femminile all'interno della propria forza lavoro, con  una quota che nel 2011 raggiunge 2 lavoratrici su 3 unità retribuite  (pari al 66,9%). Il settore a maggiore presenza femminile è  l'assistenza sociale e protezione civile, dove la percentuale di donne raggiunge l'80 per cento (80,4%); seguono a breve distanza la sanità  (73,4%) e l'istruzione e ricerca (73,4%).       

Più contenuta ma comunque maggioritaria la presenza di donne tra i  lavoratori impiegati nell'ambito della tutela dei diritti e attività  politica (62,8%),cooperazione e solidarietà internazionale (61,7%),  religione (58,7%),sviluppo economico e coesione sociale (50,8%). Nei  restanti settori invece la forza lavoro è soprattutto maschile, in  particolare nell'ambiente (dove le donne rappresentano il 39,4% dei  lavoratori retribuiti). Al contrario tra i volontari il numero di  donne è inferiore a quello dei maschi, risultato che si conferma in  quasi tutti i settori di attività, uniche eccezioni: la cooperazione e solidarietà internazionale e l'istruzione e ricerca.      

- I volontari delle istituzioni non profit nel 43,2% dei  casi hanno un'età compresa tra 30 e 54 anni, nel 20% dei casi hanno  un'età inferiore ai 30 anni, nel 22% tra i 55-64 anni e nel 14,8% 65  anni o più. Una maggiore incidenza di volontari giovani si rileva  nella cultura, sport e ricreazione, dove gli under 30 rappresentano il 22,3%. Il diploma di scuola secondaria superiore costituisce il titolo di studio prevalente tra i volontari (il 50,1%). Il 29,4% non ha  proseguito le scuole dell'obbligo e il 20,5% è laureato.       

I volontari di cittadinanza non italiana sono 60.585 pari all'1,3%,  con valori superiori al Centro (1,6%) e nel Nord-est (1,4%). Le  entrate registrate nel bilancio/rendiconto delle istituzioni non  profit relativo al 2011 ammontano a poco meno di 64 miliardi di euro  con una maggiore concentrazione di risorse nel settore della sanità  (17,8% delle entrate),assistenza sociale (16%) e istruzione e ricerca (12,7%).       

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