"Dopo anni di gogna mediatica, di titoloni sparati in cui si è parlato con superficiali certezze giornalistiche  di fantomatici tesoretti illegali, di miei presunti conti segreti  all'estero, di ingenti somme depositate per pagare tangenti oscure a  chissà chi, il tutto sotto la mefitica regia di un'associazione  segreta tesa a destabilizzare lo Stato e le sue istituzioni, oggi il  tribunale di Roma ha certificato la mia totale estraneità a  un'imputazione gravissima e infamante. Uno squarcio di luce alla fine  di un tunnel interminabile, che mi rende giustizia dopo le tante  fantasiose falsità che hanno dolorosamente segnato la mia vita e  quella della mia famiglia". Lo afferma in una nota Denis Verdini.       

"Le 14mila pagine dell'inchiesta sulla cosiddetta P3, piene di  intercettazioni, appostamenti, indagini accuratissime e dopo due anni  di dibattimento, hanno portato a un risultato processuale  inequivocabile: in questi anni -aggiunge Verdini- io non ho tramato,  ho solo fatto politica, cosa che per il momento non costituisce  fortunatamente reato. Resta l'amarezza per la condanna a un presunto  finanziamento illecito che è stato invece esclusivamente utilizzato  per pagare gli stipendi di un'azienda giornalistica. Ma ritengo  importante che i giudici di Roma abbiano ristabilito la verità  sull'accusa più grave: è un primo passo che confido possa gettare una  luce diversa anche sugli altri procedimenti che mi riguardano, di  fronte ai quali mi sono sempre posto con la fiducia che alla fine la  verità processuale coincida con la realtà dei fatti''.   

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