"È il segnale che c'è chi, nei palazzi  qua intorno, sta seriamente pensando di ridimensionare l' Anac". Così  il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele  Cantone, commenta la cancellazione,  da parte del Cdm, del comma 2 della legge 211 sugli appalti, che  avrebbe come conseguenza la riduzione dei poteri dell'Anac in materia  di vigilanza. Una decisione sulla quale Palazzo Chigi ha assicurato di volere porre rimedio già in sede di conversione del Dec.       

"Certo, sì, sono perplesso e preoccupato da questa vicenda nel suo  complesso, non solo per la norma specifica in sé, ma per come è emersa questa scelta, all'insaputa del Parlamento, perché fatta in questo  modo diventa un segnale negativo, quasi un atto ostile nei nostri  confronti", ribadisce Cantone, che nella giornata di ieri ha avuto  sulla vicenda contatti telefonici con il premier Paolo Gentiloni,  nonostante i quali continua a porsi una serie di domande: "Chi è  stato?", "Perché lo ha fatto?", "Quali obiettivi si riproponeva di  raggiungere", e soprattutto "Perché ha agito così di nascosto?".       

E' proprio la mancata interlocuzione da parte del governo con l'Anac  per chiedere una valutazione sulle possibili conseguenze della  soppressione a destare la "preoccupazione" di Cantone. "Nessuno può  pensare che ci siano stati degli abusi - chiarisce - per la semplice  ragione che questa norma non è mai stata utilizzata".   

Sui poteri dell'Anac "è stato fatto un  errore tecnico, va corretto nel primo strumento legislativo utile". Lo afferma il ministro dei Trasporti Graziano Delrio intervenendo sulle modifiche al codice degli appalti  approvate dal Cdm, tra cui figura una che ridimensiona i poteri  dell'Autorità in materia.       

"Abbiamo voluto convintamente - spiega - un ruolo molto importante per l'Anac nel Codice degli appalti per contrastare il fenomeno della  corruzione nei lavori pubblici. Il testo che abbiamo proposto non  interveniva sui poteri dell'Authority".       

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