Nel 2017 sono state erogate quasi 160 milioni di prestazioni ambulatoriali in Lombardia, con un aumento  di 1 milione e 400 mila rispetto all'anno precedente e differenze  territoriali (per esempio 16,67 prestazioni per abitante nel pavese e  11,44 nella bergamasca). Ma quanto aspettano i pazienti per avere  l'esame o la visita di cui hanno bisogno? Dall'analisi delle 12  prestazioni oggetto di monitoraggio regionale, occorrono 59 giorni per la prima visita oculistica e 43 per la prima visita ginecologica;  mentre i tempi più bassi sono per la prima visita oncologica (14  giorni) e di chirurgica vascolare (25 giorni). E' quanto emerge dalla  relazione di Polis Lombardia sui tempi d'attesa, presentata oggi in  Commissione Sanità del Consiglio regionale.       

Nel 2017 - si legge nel report - si è verificato un lieve aumento dei  tempi di attesa medi, ad eccezione dell'Ats di Bergamo, della Brianza  e di Pavia. Per le prestazioni strumentali i tempi più lunghi sono per l'ecografia (59 giorni),la tomografia computerizzata (39 giorni),la  risonanza magnetica (24 giorni) e la radiografia (15 giorni). Se si  considera il raggruppamento delle altre tipologie di prestazioni  strumentali, per le mammografie si attende di più a livello regionale  (101 giorni per la bilaterale e 124 per la monolaterale). L'attesa  minore è per la spirometria semplice (13 giorni). Quanto al rispetto  dei tempi, per la classe delle prestazioni programmabili la  percentuale entro soglia è superiore ovunque al 94%. Per le restanti  classi di priorità la percentuale di prestazioni entro soglia non è  mai superiore al 95%.       

I cittadini attendono per una prestazione in media 45 giorni (tempo  medio d'attesa regionale). Ma il tempo d'attesa minimo, cioè quanto  potenzialmente attenderebbero se accettassero la prima data loro  prospettata, è di 35 giorni. Il rapporto, commenta l'assessore al  Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, "fa emergere il  professionale lavoro di Ats e Asst messo in campo per ridurre le liste d'attesa. Siamo consapevoli che questa rappresenta una delle grandi  criticità della sanità lombarda e italiana e un tema molto delicato su cui c'è molta attenzione e sofferenza da parte dei cittadini.  Purtroppo il nostro campo d'azione è limitato dalle leggi nazionali".  

Leggi nazionali che, prosegue Gallera, "da un  lato ci impediscono di assumere nuovo personale sanitario nelle  strutture pubbliche, per il quale il tetto di spesa deve essere uguale a quello del 2004 tagliato del 1.5%, dall'altro il budget per le  strutture private accreditate è fermo da 7 anni, dal 2012 la spesa  deve corrispondere a quella del 2011 meno il 2%".      

  "Preso atto delle difficolta oggettive - ha concluso - e consapevoli  che vi è la necessità di migliorare i tempi delle liste d'attesa, sto  lavorando, d'intesa con il presidente Fontana e insieme ai tecnici  della direzione Welfare, con intensità su strumenti e azioni  innovative per garantire ai cittadini le prestazioni ambulatoriali più richieste nel rispetto dei tempi d'attesa previsti".       

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